Se sei nato senz’ali, non fare mai nulla per impedire loro di crescere     (Coco Chanel)


Azienda: “per quale motivo dovrei investire su questa risorsa?

Forse tra un paio d’anni non sarà più con noi, si potrebbe creare un disequilibrio all’interno del team con effetto domino, non c’è il budget, non sembra ci sia sufficiente motivazione. Insomma, se non si interessa lui dello sviluppo della sua carriera, per quale motivo dovremmo farlo noi?!”

Persona: “come posso crescere all’interno di questa Azienda, funzione, ruolo?

L’azienda non ascolta le mie esigenze, le mie continue richieste di corsi di aggiornamento manageriale, mi sento sprecato per quello che sto facendo, ho solo un po’ paura a cambiare in questo momento di incertezza (anche se la concorrenza chiama) e non è vero che non c’è budget, in fondo non potranno poi costare così tanto queste cose qui…e comunque tutti gli altri fanno un sacco di cose, coaching individuale, team building, counselling. E io non merito di avere uno sviluppo manageriale, visto tutto quello che faccio per l’Azienda? E invece rimango costantemente al palo!”

Quante volte abbiamo assistito a queste conversazioni immaginarie; lo vediamo negli occhi dei nostri interlocutori, potremmo addirittura disegnare il fumetto; spesso sembra un dialogo tra sordi o peggio, tra muti. Chissà se si ascoltasse attivamente quanto ci sta dicendo l’interlocutore, cosa succederebbe?

Il dubbio che spesso sorge è che in realtà gli interlocutori stiano parlando lingue diverse, senza controllare assolutamente cosa venga sentito e accolto dall’altra parte. In questo caso la soluzione è estremamente semplice: basterebbe abituarsi a verificare, quanto e cosa viene recepito di quello che stiamo dicendo e riepilogare spesso quanto si è detto. E ovviamente si da per scontato che la verifica a monte sia stata fatta, ovvero che si sia controllato che i ricettori del nostro interlocutore siano accesi, altrimenti il messaggio, anche il più chiaro, non ha alcuna possibilità di raggiungere il destinatario.

Ma siamo sicuri che si conosca il significato dell’espressione “sviluppo” di carriera, manageriale? Ci piacerebbe interrompere questo scritto e chiedere a te lettore, sì, proprio a te, cosa significhi per te, per la tua azienda, per la tua esperienza, per il tuo percorso professionale. Pausa. Bene.

Se “sviluppo” significa migliorare il benessere in azienda delle persone affinché siano motivate a restare, crescere, dare di più e meglio, attraverso un lavoro diretto e specifico sulla persona stessa, se si tratta di verificare l’allineamento tra ruolo, conoscenze, prestazione, relazioni con le altre funzioni, posizionamento in azienda, per quale motivo tu Azienda, che hai un obiettivo in termini di fatturato/margini non dovresti essere interessate ad investire sulla crescita delle tue persone con percorsi “su misura”? E tu Persona, per quale motivo resti ad aspettare che qualcuno si muova verso di te? Se il tuo obiettivo è veramente sviluppare la tua professionalità, il tuo percorso di carriera, sii proattivo, investi su te stesso, in azienda, con l’azienda, per l’azienda. Ma anche senza l’azienda!

E con coraggio: Enhancing people? Sì, grazie!

Lorena Bullo & Silvia Giudici

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pubblicato il 23 Novembre 2011


 

Se vuoi costruire una nave, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito (Antoine De Saint Exupéry)


Cosa significa oggi fare, essere, team? Lavorare insieme per raggiungere un risultato comune: collaborare, aiutarsi, colmare le carenze dei colleghi, pararsi le spalle vicendevolmente rispetto a capi prevaricatori, avere qualcuno con cui sfogarsi per le ingiustizie del mondo aziendale… queste sono solo alcune risposte che abbiamo ascoltato in anni di consulenza. Per tutti, Persona e Azienda, è fondamentale saper lavorare in un team, saper guidare un team, saper fare team; per tutti è fondamentale il ruolo del team (questo fantomatico!). Ma alla domanda cosa significhi oggi, le risposte sono veramente contrastanti e a volte disarmanti, che si ponga il quesito ad uno studente universitario, che basa la propria risposta soprattutto sulla teoria, sui libri, o ad un manager, che invece si avvale della propria esperienza di Azienda.

pubblicato il 06 Ottobre 2011

 

Volli, sempre volli, fortissimamente volli! (Vittorio Alfieri)


In Azienda siamo figli del dovere. Abbiamo un capo (ebbene sì, ciascuno di noi ha qualcuno a cui rendere conto) che ci riempie la scrivania, abbiamo collaboratori ai quali trasmettere parte di queste incombenze, abbiamo colleghi con i quali possiamo confrontarci/scontrarci, abbiamo il tempo che non è mai abbastanza. Da quanti tiranni siamo soggiogati! Abbiamo insomma molti alibi per i quali dobbiamo svolgere il nostro lavoro quotidiano al meglio. E cosa succederebbe invece se volessimo svolgere il nostro lavoro al meglio?

pubblicato il 27 Agosto 2011

 

 

“Conoscere in 5 mosse.”(da AZ FRANCHISING, Luglio / Agosto 2011)


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pubblicato in Luglio / Agosto 2011

 

“Se uno ha imparato a contare fino a sette vuol mica dire che l’otto non possa esserci.” (Lorenzo Cherubini)


Cosa facciamo quando ci troviamo ad affrontare una difficoltà professionale nuova e apparentemente insormontabile? Chiediamo maggiori spiegazioni, ci confrontiamo con colleghi e amici, ci documentiamo su internet. Anche se a volte tutto questo non basta. Significa quindi che non c’è soluzione possibile e ci arrendiamo? Il fatto che a noi non vengano in mente possibili soluzioni non significa che non esistano soluzioni.

pubblicato il 19 Luglio 2011

 

“Mai perdere la serenita' se si vuole tornare al lavoro.”(da Libero, 10 Giugno 2011)


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pubblicato il 10 Giugno 2011

 

“A caccia di teste.”(da AZ FRANCHISING, Giugno 2011)


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pubblicato in Giugno 2011

 

“Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza.”(Alessandro Manzoni)


Abbiamo inserito in azienda una nuova persona. L’iter di selezione è stato particolarmente complesso: inizialmente le idee non erano chiarissime sul profilo, la società di selezione che ci stava supportando era coinvolta con noi per la prima volta, i candidati incontrati non ci convincevano. Già sulla “carta”. Non erano mai abbastanza. Abbastanza preparati, abbastanza cresciuti, non conoscevano abbastanza il settore, abbastanza motivati. Sicuramente erano troppo cari, soprattutto rispetto al possibile valore aggiunto che avrebbero potuto portare alla nostra azienda. Abbiamo ri-cominciato. Ci siamo ri-trovati e ne abbiamo ri-parlato. Ci siamo confrontati su quanto successo e su quanto veramente stavamo cercando. Abbiamo ri-dato fiducia al nostro partner. Ecco finalmente una rosa convincente, ecco il candidato ideale! E lui cosa fa? Rinuncia alla posizione. Noi per lui non siamo abbastanza. Ovviamente riproviamo con altri candidati – il tempo intanto, ineluttabile, scorre. Alla fine arriviamo alla negoziazione. Proposta, lettera d’impegno. Periodo di preavviso (il minimo, ci raccomandiamo). E, finalmente, arriva il primo giorno di lavoro.

pubblicato il 31 Maggio 2011

 

“Anche un viaggio di mille leghe comincia con un passo.” (Proverbio giapponese)


Quando ci troviamo ad affrontare situazioni problematiche in azienda, scelte professionali impreviste, tensioni sconosciute, spesso siamo colti da dubbi, a volte cadiamo nello sconforto. La paura di compiere un errore ci immobilizza e ci fa perdere lucidità. A volte arriva pure il panico. Riusciamo a cogliere solo la difficoltà e la pericolosità della situazione, non riusciamo a vedere altro, tantomeno possibili soluzioni.

pubblicato il 22 Aprile 2011