“Se uno ha imparato a contare fino a sette vuol mica dire che l’otto non possa esserci.” (Lorenzo Cherubini)


Cosa facciamo quando ci troviamo ad affrontare una difficoltà professionale nuova e apparentemente insormontabile? Chiediamo maggiori spiegazioni, ci confrontiamo con colleghi e amici, ci documentiamo su internet. Anche se a volte tutto questo non basta. Significa quindi che non c’è soluzione possibile e ci arrendiamo? Il fatto che a noi non vengano in mente possibili soluzioni non significa che non esistano soluzioni.

A volte il sapere di non sapere socratico può aiutare a trovare nuove soluzioni, anche innovative. L’approccio quasi banale di affrontare ogni situazione come se fosse sempre nuova e diversa, con la consapevolezza costruttiva di poter sempre imparare qualcosa, ci spinge a valutare la situazione da tutti i possibili punti di vista, anche quelli più scontati fino a quel momento, senza esclusione ed è perfetto: ma questa volta non riusciamo ugualmente a superare l’ostacolo. Ci siamo ingegnati, abbiamo chiesto, abbiamo fatto tutto come da manuale. Evidentemente questa è l’eccezione che conferma la regola: esistono problemi privi di soluzione.

E chiedere aiuto? Chiedere aiuto a uno specialista, ad un consulente esterno?  Sicuramente costa troppo, non me lo posso sicuramente permettere, l’azienda non se lo può permettere. Mi posso però permettere di non portare risultati nei tempi, di creare quelle spiacevoli inefficienze che in momenti di crisi e non solo, fanno saltare posti di lavoro e/o aziende. D’altronde abbiamo già tratto la conclusione che se io non ce l’ho fatta da solo sicuramente nessun altro potrà fare di più e meglio di me, figuriamoci pure più velocemente. E poi cosa penserebbe il mio capo di me? Che non sono capace, che sono inutile, che può fare a meno di me. E tutti quei soldi una società di consulenza non se li merita. Cosa fa di più di quello che potrei fare io o in meno tempo? In fondo la MIA professionalità ha un costo, ha un valore, ha un riconoscimento. Anzi l’azienda mi paga fin troppo poco per quello che faccio, per tutte le problematiche che risolvo. Sì, è vero, a volte non raggiungo la totale efficienza. Ma cosa si può pretendere di più?

E poi per quale motivo dovrei pagare una società di consulenza prima che finisca il lavoro? Semmai, se proprio dovessi, la pagherei solo “a successo”, solo dopo aver visto i risultati. E in più metterei in concorrenza più società tra di loro. Chi prima arriva meglio alloggia!

Ma quali potrebbero essere i side effects per me, per la mia azienda? Chi è incentivato a lavorare al meglio, gratis?

Cosa succederebbe in un’Azienda se l’Amministratore Delegato dicesse ai suoi dipendenti che riconoscerebbe loro lo stipendio solo dopo aver valutato i risultati raggiunti da ciascuno? Lo ricovererebbero nel reparto di Psichiatria o in quello di Ortopedia? Se ho un problema di salute mi rivolgo a un medico, a uno specialista, e sono disposto a pagarlo il giusto, a volte di più. Se ho una difficoltà in Azienda, per quale motivo non mi rivolgo con la stessa naturalezza ad uno specialista?

Forse la società di consulenza, il Professionista, potrebbe trovare la soluzione più efficace in tempi veloci. E fare risparmiare me e la mia Azienda. E anche molto. Per quale motivo non valutiamo mai a fondo i costi occulti legati alla “non esternalizzazione” di alcuni progetti? Potremmo anche accorgerci che in tempi più rapidi e con risultati più efficaci avremmo risolto la nostra necessità.

Non varrebbe la pena provare? Enhancing people, sì (magari)

Lorena Bullo & Silvia Giudici

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pubblicato il 19 Luglio 2011

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