Volli, sempre volli, fortissimamente volli! (Vittorio Alfieri)


In Azienda siamo figli del dovere. Abbiamo un capo (ebbene sì, ciascuno di noi ha qualcuno a cui rendere conto) che ci riempie la scrivania, abbiamo collaboratori ai quali trasmettere parte di queste incombenze, abbiamo colleghi con i quali possiamo confrontarci/scontrarci, abbiamo il tempo che non è mai abbastanza. Da quanti tiranni siamo soggiogati! Abbiamo insomma molti alibi per i quali dobbiamo svolgere il nostro lavoro quotidiano al meglio. E cosa succederebbe invece se volessimo svolgere il nostro lavoro al meglio?

Se ascoltassimo attentamente il linguaggio dei nostri colleghi, non il nostro ovviamente, ci accorgeremmo che spesso il termine devo/dobbiamo/dovere è il più usato; e il più delle volte a sproposito. Ci nascondiamo tante volte dietro un fantomatico senso del dovere per non assumere responsabilità o quantomeno per prenderne le distanze.

Devo licenziare un mio dipendente. Non è colpa mia, ma del mercato, del mio capo, della congiuntura astrale o altro. Devo effettuare una scelta poco piacevole per i miei collegi. Non è colpa mia, me lo hanno imposto dall’alto e forse non so neppure bene perché. Devo uscire prima dall’ufficio, interrompere un lavoro fondamentale e arrivare in ritardo per una scadenza. Non è colpa mia, il dentista aveva solo quella disponibilità. Devo dare le dimissioni. Non è colpa mia, è l’azienda che non mi sapeva apprezzare e valorizzare.

È ovvio (per chi?) che non sia mai piacevole licenziare una persona o effettuare/comunicare scelte impopolari o essere in ritardo su una scadenza; ma cosa succederebbe se invece di scaricare completamente la responsabilità ci accollassimo il peso delle scelte? Proviamoci.

Probabilmente il dipendente che stiamo licenziando non sarebbe comunque felice. Il fatto che riusciamo però a comunicare con lui, assumendoci il peso e il significato delle parole che stiamo usando, in modo chiaro, aperto, trasparente, potrebbe aiutarlo a vedere non solo il problema che sarà chiamato ad affrontare ma anche possibili soluzioni. Spiegare la motivazione di una scelta in modo onesto può aiutare l’interlocutore a vedere possibili vie d’uscita, sicuramente a non incorrere negli stessi errori. E sicuramente aiuta noi a crescere sia personalmente sia managerialmente.

E sarebbe più semplice se volessimo perseguire un obiettivo o se dovessimo raggiungerlo? Le aziende oggi hanno bisogno di persone che “vogliono”. Hanno bisogno di manager che sappiano guidare i propri collaboratori attraverso le insidie del senso del dovere, attraverso le sabbie mobili del vorrei ma non posso. La tirannia del tempo e dei mercati non resta ad aspettare le Aziende che “devono” restare al passo con i tempi, che “devono” implementare nuove strategie, che “devono” assumere e formare nuove persone. Il mercato premia quelle aziende che hanno il coraggio delle proprie scelte, che affrontano  e superano a testa altra le difficoltà, che vogliono raggiungere obiettivi ambiziosi, che vogliono investire sulle proprie persone, che non hanno paura ad affidarsi a consulenti esperti.

Se pensi a un muro ti troverai davanti un muro, se pensi cosa potrebbe esserci al di là del muro ti ingegnerai per superarlo. E se sceglierai di ascoltare di più e meglio chi ti sta consigliando potresti vedere un nuovo punto di vista e imparare qualcosa di più. Sempre che tu voglia… Enhancing people, si, lo voglio!

Lorena Bullo & Silvia Giudici

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pubblicato il 27 Agosto 2011

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